MUPA, il Museo del Patriarcato

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Oggi, anno 2148, il patriarcato non esiste più. Sono passati esattamente 122 anni da quel 2026, anno nel quale è stato istituito il Museo del Patriarcato, MUPA. Il museo racconta il patriarcato così com’era e come trovava espressione nella vita di ogni giorno.

“Il patriarcato era un sistema di organizzazione sociale e un modello di potere di stampo sessista, fondato sulla discriminazione e sull’oppressione delle soggettività marginalizzate.” Come dico sempre, non c’è sostenibilità senza pari diritti. Per questo ho deciso di raccontare e condividere qui la mia visita al MUPA. Perché sia che si tratti di cambiamento climatico, lavoro o famiglia, tutto nasce da una società e da un modello di potere creato prevalentemente dagli uomini, per gli uomini.

MUPA, il Museo del Patriarcato

Recenti ricerche dicono che occorrono ancora circa 122 anni affinché il patriarcato possa estinguersi. Ma oggi c’è e lo tocchiamo con mano nella vita di ogni giorno. Per questo l’associazione Action Aid lo ho portato a Milano, dal 7 al 21 marzo, alla Fabbrica del Vapore, nelle settimane attorno alla Giornata Internazionale della Donna.

Il MUPA, Museo del Patriarcato, è ambientato nel futuro e racconta la vita di oggi alle generazioni di umani che nasceranno. Raccoglie cimeli e testimonianze del XX e XXI secolo: comportamenti, abitudini e narrazioni che spesso alimentano la violenza di genere. La violenza fisica e psicologica è l’apice di molti altri comportamenti che passano quasi inosservati nella vita quotidiana. Il MUPA ce lo ricorda e ci fa riflettere, prima che sia troppo tardi e per porre rimedio al più presto:

“Nella vita di ogni giorno, nelle scuole e al lavoro, si osservano ancora norme sociali e aspettative di genere che producono comportamenti normalizzati e sottovalutati, un terreno fertile su cui si radica e si riproduce violenza”

In questi anni duemila, le istituzioni si concentrano sulla risposta alla violenza e spesso sottovalutano interventi alla radice sull’educazione e attraverso la cultura.
Le ricerche fatte da Action Aid indicano che è necessario un approccio sistemico di prevenzione che in Italia è largamente assente. Anche in questo campo, occorre un vero cambio di paradigma: spostare l’attenzione dalla risposta alle emergenze agli interventi strutturali e trasformativi.

MUPA, il Museo del Patriarcato - collage di foto delle installazioni esposte

MUPA, il Museo del Patriarcato – collage di foto delle installazioni esposte

Dal mansplaining ai matrimoni organizzati tra minori

Dunque: siamo nel 2148 e il patriarcato è sparito. Ma cos’è questo patriarcato? Come ricordarlo alle generazioni presenti? Grazie a questo museo.

All’ingresso trovi la prima opera, uno zerbino con la scritta “patriarcato” da calpestare per bene, pulendoci le scarpe prima di entrare. Al piano terra incontri subito lo “specchio delle mie brame” con l’immagine del capo che rivolge alle donne le solite banali frasi stereotipate: ci vuole un tecnico, ti spiego come fare il lavoro, sei troppo emotiva. Un comportamento chiamato mansplaining.

Dopo l’installazione si accede alla “stanza delle corrispondenze”. Una sala dedicata alla denuncia e al contrasto dei matrimoni precoci, ancora molto diffusi nel mondo nel XXI secolo. Una violenza di genere che ha costretto oltre 650 milioni di giovani donne e ragazze a sposarsi contro la propria volontà prima dei 18 anni. Una volta sposate, venivano obbligate a lasciare la scuola con conseguenti gravidanze precoci, abusi e violenze.

In questa sala sono esposti disegni e lettere di bambine da ogni parte del mondo che hanno risposto a tre domande. Eccole. Puoi rispondere anche tu:

“Cosa vorresti cambiare affinché ragazze e bambine siano libere di scegliere il proprio futuro?”
“Che futuro sogni per te stessa, per le tue sorelle, le tue amiche e per tutte le altre ragazze?”
“Cosa ti fa sentire forte, libera e pronta a seguire i tuoi sogni?”

MUPA, il Museo del Patriarcato - installazione "la piramide della violenza"

MUPA, il Museo del Patriarcato – installazione “la piramide della violenza”

Altre installazioni del MUPA

Al primo piano, la visita al MUPA prosegue con diverse installazioni per spigare a queste nuove generazioni cos’era il patriarcato e come si manifestava.

Ad esempio, sui giornali si leggeva spesso “una donna” – senza nome e cognome – ha vinto una medaglia sportiva, ha fatto una grande scoperta scientifica o è stata eletta ad una carica politica.

Anche i libri di scuola erano espressione del patriarcato. L’esempio qui riportato chiede di associare un nome al verbo più adatto e per la mamma suggerisce cucina o stira, mentre per il papà troviamo lavora o legge.

Il gender gap, la differenza di genere, si esprimeva anche a livello economico col gender RAL. Due barattoli in vetro sono riempiti di monete per indicare i rispettivi salari. Si nota bene come il divario uomo-donna nel settore privato era pari al 16% circa tra laureati, per arrivare al 30% nei ruoli dirigenziali (dati ISTAT).

Nella “piramide della violenza” si vedono comportamenti che aumentano in crescendo. Alla base troviamo insulti e linguaggio sessista, poi controllo, minacce e molestie, per arrivare in cima con stalking, stupro e femminicidio. Il fatto è che, spesso, nel 2025 sfuggiva la connessione tra questi tipi di violenza e la loro progressione.

Gli outfit e la sorellanza

In caso di gravi violenze o stupri che le donne subivano da parte del genere maschile, spesso erano loro a doversi giustificare, ad esempio con spiegazioni sui vestiti che indossavano. L’installazione “outfit” mostra un vestito con la scritta: “Dove sei? Con chi sei? È colpa tua!”
Un modo di esercitare controllo sui corpi e sulla vita delle donne, limitando la loro libertà di espressione e di movimento. Anche questo controllo non era sempre percepito: tra le persone di 35-45 anni del 2025, appena il 45% rifiutava ogni forma di controllo.

Spesso, per strada, le donne subivano “catcalling”, cioè venivano chiamate con frasi non richieste. Una cassa qui al museo MUPA riproduce questi suoni: “ehi, psss, sei carina, vieni qui…” ritenuti semplici apprezzamenti o complimenti, erano in realtà forme di molestie a tutti gli effetti.

Fu allora che, finalmente, le donne iniziarono ad aiutarsi e sostenersi tra loro con comportamenti di aiuto e appoggio reciproco che chiamarono “sorellanza”.

Questo è solo un breve riassunto delle principali installazioni del MUPA. In attesa che passino questi 122 anni, oggi, nel 2026, il MUPA ci ricorda che, se vogliamo abolire un comportamento nel futuro, dobbiamo iniziare ad agire nel presente.

“Perché è vero che il presente indirizza il futuro, ma immaginare e manifestare il futuro che desideriamo può a sua volta cambiare il presente”

Sabrina Lorenzoni

Sabrina Lorenzoni

Biologa ambientale

Blogger e green content writer, mi occupo di comunicazione digitale e divulgazione scientifica nei settori ambiente e biosostenibilità.

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