Si è conclusa COP17: quali temi sono stati trattati e principali risultati raggiunti a Yerevan, in Armenia.
COP17, di cosa si tratta
CBD COP17 è la Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica che si è appena conclusa a Yerevan nella Repubblica di Armenia. Ha riunito rappresentanti politici e istituzionali da tutto il mondo, insieme ad organizzazioni internazionali, esponenti della comunità scientifica, società civile, giovani, settore pubblico e privato.
Durante COP17 si tiene conto e si lavora parallelamente alla 12esima riunione delle Parti del Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza (CP-MOP 12) e alla sesta riunione delle Parti del Protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche e giusta ed equa ripartizione dei benefici del loro utilizzo (NP-MOP 6).
Per la prima volta dopo che è stato attuato il KMGBF, Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, i paesi valutano la sua applicazione e i progressi verso i 23 obiettivi finali. Infatti COP17 è un incontro storico verso gli obiettivi al 2030 (ormai sempre più vicino), è un’opportunità per valutare i progressi fatti e proseguire nell’azione e nella cooperazione.
Motto e tema principale di questa COP17: Taking action for nature, passare all’azione per la natura.

Logo ufficiale della COP17 a Yerevan, in Armenia (foto© sito ufficiale COP17)
Principali temi trattati a COP17
Negli stessi giorni in cui si è svolta la COP17, è stato pubblicato il Living Planet Report 2026 che ci aiuta ad avere uno sguardo sullo stato attuale della biodiversità mondiale. Il Report ci dice che dal 1970 al 2022, la fauna selvatica monitorata ha subìto un calo del 73%. In particolare, abbiamo perso:
- l’85% di specie di acqua dolce
- Il 69% degli ecosistemi terrestri e il 59% di quelli marini.
Per realizzare i progetti di salvaguardia della biodiversità occorrono soldi: servirebbero 200 miliardi di $/anno entro il 2030. Al momento i finanziamenti globali destinati alla biodiversità sono circa 76 miliardi di $/anno.
Durante le due settimane di incontri, i principali temi affrontati in questa COP17 sono stati:
- Un primo momento di verifica del bilancio globale dopo l’accordo quadro di Kunming-Montreal per la biodiversità (KMGBF)
- Presentare e valutare i piani nazionali, vedere a che punto siamo con le azioni. Ad esempio, sappiamo già che sul raggiungimento dei 23 target per il 2030 siamo molto, molto indietro.
- Come trovare le risorse finanziarie. Qui la discussione è attorno al Global Biodiversity Framework Fund (GBFF) e al ruolo del Global Environment Facility (GEF).
- Riformare i sussidi dannosi, cioè eliminare i 500 miliardi di $/anno dati a progetti che danneggiano gli ecosistemi attraverso uso di pesticidi, agricoltura e pesca intensiva, combustibili fossili.
- Obiettivo 30×30 sugli ecosistemi: dobbiamo arrivare a proteggere, a livello globale, il 30% degli ecosistemi terrestri e marini entro il 2030.
- Coinvolgere le comunità indigene e i popoli nativi e locali perché sono considerati i primi custodi della biodiversità. Qui occorre garantire che i benefici derivati dall’uso delle risorse genetiche della natura siano redistribuiti in modo equo.
- Nuove voci e nuove frontiere della conservazione che tengano conto di habitat ed ecosistemi al momento un po’ trascurati come ad esempio le grotte naturali delle zone carsiche e gli habitat sotterranei delle grotte.
Una sintesi di COP17
Leggendo online, ho realizzato questa breve sintesi. I siti che ho utilizzato come fonti li trovi in fondo all’articolo.
Obiettivo principale di COP17: accelerare il raggiungimento al 2030 dei 23 target dell’Accordo globale sulla biodiversità di Kunming-Montreal (KMGBF).
Punti che restano da risolvere:
- Biodiversità del suolo,
- Incentivi dannosi all’ambiente,
- Pianificazione territoriale,
- Connettività ecologica,
- Inquinamento,
- Condivisione dei benefici.
Punti in sospeso da COP16 Colombia: il Cali Fund, Fondo di Cali per la biodiversità.
Tema chiave in pratica: la finanza per la biodiversità. L’obiettivo è di 200 miliardi di $/anno entro il 2030. Ma, oltre a mancare il denaro, non si capisce bene:
- Chi deve contribuire al finanziamento?
- Quanti soldi si possono impiegare veramente, in concreto (non a parole in astratto)?
- Quali meccanismi regolano tutto ciò?
Il punto più oscuro: “per ogni dollaro di finanza privata che protegge la natura, oltre 200 finanziano attività che la distruggono” – UNEP, State of Finance for Nature 2026.
Una buona notizia: il nuovo Species Recovery Alliance, impegno da parte di nove privati ad investire oltre 500 milioni di dollari in 5 anni per il recupero delle specie più minacciate al mondo.
Buona notizia per l’Italia: l’assegnazione del premio World Restoration Flagship Award al progetto milanese di riforestazione ForestaMI.
“La natura non è un lusso che proteggiamo solo quando le economie se lo possono permettere. La natura è ciò che rende possibili le economie”
Inger Andersen, sottosegretaria generale delle Nazioni Unite e direttrice esecutiva del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente [1]
Come si è conclusa COP17
Al termine dei lavori, ecco un altro breve riassunto dei risultati raggiunti, di ciò che ancora c’è da fare e migliorare e dove non stiamo andando affatto bene. Secondo il sito ufficiale di COP17, sono state adottate più di 40 decisioni per preservare la biodiversità.
È stato adottato il Yerevan Pathway, che definisce azioni congiunte per accelerare l’implementazione del quadro globale della biodiversità di Kunming-Montreal, in particolare:
- Espansione dei finanziamenti,
- Maggiore supporto tecnico-scientifico,
- Miglioramento del monitoraggio,
- Integrazione della biodiversità nelle decisioni economiche.
Le linee guide proposte dallo Yerevan Pathway sono la base per delineare:
- Le priorità per l’azione collettiva,
- L’attuazione dei piani nazionali,
- La mobilitazione delle risorse finanziarie,
- Il rafforzamento della scienza,
- La partecipazione della società.
Per quanto riguarda il raggiungimento dell’obiettivo 30×30 sugli ecosistemi entro il 2030, attualmente siamo al 19% delle terre emerse e al 10% di mari ed oceani.
Sul tema della finanza per la biodiversità resta un grande divario tra i 700 miliardi di $/anno che servono e ciò che è stato stanziato che arriva circa alla metà della somma necessaria.
Non ci sono stati sostanziali passi in avanti per tagliare i sussidi dannosi per l’ambiente.
Anche il Cali Fund e il DSI (Digital Sequence Information) restano indietro.
In conclusione, come e cosa fare: agire insieme per biodiversità, clima desertificazione
“Non possiamo affrontare cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento separatamente”
Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP [1]
Appuntamento per la prossima Conferenza delle Parti sulla Diversità Biologica CBD COP 18 nel 2028 a Quito in Ecuador.
Fonti principali: sito ufficiale COP17 – [1] Materia Rinnovabile – Italian Climate Network





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