Il mese di settembre separa le due Conferenze delle Parti su Desertificazione e Biodiversità. Un breve riassunto dei punti principali discussi in Mongolia, in attesa degli incontri in Armenia.
Tra una COP17 e l’altra
Durante il mese di agosto si è parlato molto del clima, del caldo torrido e della mancanza di piogge: tutti temi correlati alla desertificazione. Purtroppo, però, ho sentito parlare poco della COP sulla Desertificazione e, dato che è un tema fondamentale, sono andata a cercare giornalisti che ne hanno parlato e che erano presenti.
Mentre noi eravamo alle prese con una delle estati più torride in Europa, dal 18 al 28 agosto 2026 si è svolta la 17esima Conferenza delle Parti, COP17, sul tema della Desertificazione: “Restoring land, restoring hope” il tema ufficiale del 2026 e del prossimo futuro.
Un incontro mondiale, al quale partecipano 197 paesi del mondo, che si svolge ogni due anni. L’edizione precedente era quella di Riad nel 2024. Quest’anno i delegati e rappresentanti di questi paesi si sono ritrovati in Mongolia a Ulaanbaatar.
Dal 19 al 30 ottobre 2026 si svolgerà anche la 17esima Conferenza delle Nazioni Unite sulla Biodiversità. Sarà a Yerevan, in Armenia, e il dibattito si svolgerà attorno al tema “Taking action fon nature”, agire per la natura.
Un mese di sospensione tra due eventi di fondamentale importanza per la vita sul nostro pianeta, per la sopravvivenza degli esseri umani e di tutti gli esseri viventi.
In questo articolo riassumo, in modo semplice e veloce, cosa è successo e come si è conclusa la COP sulla Desertificazione per avere un’idea generale su questo tema di importanza vitale.

Due COP17: dalla desertificazione alla biodiversità (foto realizzata da ©Substack per EcoConnessioni)
COP17 sulla Desertificazione: temi affrontati e alcuni dati rilevanti
Innanzitutto, vediamo cosa s’intende per desertificazione. Con il termine desertificazione si fa riferimento al degrado del suolo nelle aree aride, semiaride e subumide secche, causato da variazioni climatiche e attività umana. Qui nel blog ho dedicato un articolo evergreen sul tema della desertificazione: cause e conseguenze sull’ambiente.
Il territorio della Mongolia-Cina è un esempio di desertificazione dato che comprende il Deserto di Gobi e il 77% di questo suolo è stato già classificato come degradato.
Come si svolgono queste conferenze internazionali? Durante le Conferenze delle Parti si vedono spesso i paesi del mondo riunirsi in gruppi per portare avanti temi e istanze comuni. Ad esempio, il gruppo dei paesi africani premeva per richieste attive da applicare subito, mentre i paesi occidentali hanno portato avanti la proposta di avere un quadro regolatore.
Il punto chiave per molti partecipanti è stato cercare una collaborazione tra economia e finanza perché il settore pubblico, da solo, non può far fronte al denaro necessario per contrastare la desertificazione.
Un primo dato:
16 milioni di chilometri quadrati di territorio al mondo potrebbero essere destinati al degrado entro il 2050.
Partendo da questo importante dato, ecco quali sono stati i principali temi affrontati durante la COP17 sulla Desertificazione:
- Trovare un accordo per un Protocollo sulla Siccità,
- Capire come eliminare gli incentivi statali che favoriscono l’agricoltura intensiva e lo sfruttamento del suolo,
- Istituire un fondo globale per la siccità,
- Creare un nuovo quadro strategico globale per definire obiettivi al 2030,
- Mitigare la desertificazione,
- Come gestire il bestiame e la pastorizia nomade.
Ricordiamo che il 2026 è stato dichiarato Anno Internazionale delle Nazioni Unite per i pascoli e la pastorizia.
Anche la FAO ha proposto un tema correlato, quello della perdita di micronutrienti nelle coltivazioni come tema legato alla desertificazione.
Ma come si sono mossi alcuni dei gruppi che hanno preso parte alla recente COP17?
L’Africa è senz’altro una delle nazioni più colpite dalla desertificazione, ma è allo stesso tempo uno dei continenti che ha minore impatto su questo fenomeno e che subisce i danni maggiori. L’Arabia Saudita ha proposto il tema dei sistemi di allerta precoce ma non ha una posizione ferma sui combustibili fossili, essendone un grande estrattore e venditore.
L’Europa si è concentrata sulla richiesta di un quadro d’azione flessibile e l’Italia è rimasta allineata alle richieste europee. In Italia occorre ricordare che il cemento è la principale causa antropica del degrado del territorio: ne perdiamo 2,3 metri cubi al secondo, cioè oltre 21.000 ettari l’anno.
Parliamo di desertificazione a livello locale e globale. Ma quanti e quali territori coinvolge? Ecco due i dati principali:
Il 40% della superficie terrestre globale è già stato classificato come degradato.
Ogni anno il pianeta Terra perde 100 milioni di ettari di suolo sano e fertile.
Previsioni e conclusioni di questa COP17
Alcuni dei temi trattati e delle risposte che il mondo si aspettava da questo incontro alla COP17 sono arrivati, altri no, come accade spesso durante gli incontri mondiali di due settimane.
Un dato emerso è che la quota di suolo permanentemente degradato arriverà al 95% entro il 2050 se non mettiamo in atto interventi, azioni, provvedimenti reali e concreti per restringere ed arrestare il fenomeno.
- Entro il 2050 più del 75% della popolazione mondiale subirà gli effetti della desertificazione e della carenza d’acqua.
- Oltre 3 miliardi di persone già oggi subiscono gli effetti diretti negativi del degrado del suolo.
- La frequenza e la durata delle grandi siccità sono aumentate del 29% dall’anno 2000 a oggi.
- La perdita di suolo alimenta guerre e migrazioni forzate.
- Il danno economico globale stimato per la desertificazione è pari a circa 878 miliardi di dollari l’anno.
All’interno dei temi di questa COP17 sulla desertificazione merita un breve cenno l’importanza delle città. Il consumo di suolo, il recupero dell’acqua e del verde urbano sono decisioni prese e messe in atto a livello di singole città. Sul tema della città ti rimando, se ancora non lo hai visto, all’articolo che racconta il libro La città è di tutti
Dunque, quali novità e accordi ha portato questa COP17 di Ulaanbaatar?
La COP si è conclusa senza accordo globale vincolante sulla desertificazione. Spesso le COP non arrivano ad un accordo finale durante le due settimane di discussioni e incontri attivi ma il lavoro, i contatti, le relazioni tra stati continuano per i due anni successivi.
Inoltre si è arrivati a stabilire che:
Occorre agire ora, prima che sia troppo tardi, oggi che è ancora vivo in noi il ricordo di questa estate rovente 2026.
Sono stati promessi finanziamenti pari a circa 1,3 miliardi di dollari, anche se non sono sufficienti, ma sono un inizio lavori.
Durante i lavori, la discussione ha trattato anche il tema dell’Intelligenza Artificiale, dei suoi risvolti positivi e negativi a testimonianza di come questo nuovo strumento è già una realtà misurabile. Come sempre rimane l’importanza d’incontrarsi, discutere e confrontarsi su temi comuni a tutto il pianeta.
Intanto ci avviciniamo al mese di ottobre e all’appuntamento con la COP17 dedicata al tema della biodiversità. Senza dimenticare che poi a novembre ci sarà la COP31, Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, dal 9 al 20 novembre 2026 nella città di Antalya in Turchia.
Un autunno caldo di incontri sui temi della biodiversità e del cambiamento climatico. Attendiamo notizie da chi sarà presente o seguirà i lavori e speriamo in buoni e positivi risultati.
Parola da ricordare
Desertificazione
In ecologia, la trasformazione in deserto di zone semiaride o aride ma ancora sedi di attività agricola o pastorale, per degradazione causata in genere da eventi naturali (come la siccità) e climatici, cui si unisce però, e su cui talora prevale, un incontrollato sfruttamento di tali aree da parte dell’uomo.
(Definizione Treccani online)
FONTE:
La fonte dei temi e dei dati che ho utilizzato in questo testo è la newsletter Antropo(s)cene curata del giornalisti ambientali Antonio Piemontese, dall’Italia, e Elisabetta Norzi da Dubai.





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