Si chiude l’era delle “Trimates”

ANIMALI, ECOLOGIA

Il termine Trimates richiama i Primati al femminile. Tre, perché tre sono le donne che compongono questo trio di scienziate che ha studiato i Primati sul campo, nelle foreste. L’ultima ancora in vita ci ha lasciato da pochi giorni: Biruté Galdikas. Le altre due erano Jane Goodall e Dian Fossey. Si chiude così l’era delle Trimates.

Le Trimates o Leakey’s Angels

Le tre scienziate sono state chiamate anche le Leakey’s Angels, un nome che ricorda il famoso telefilm delle Charlie’s Angels. Le somiglianze ci sono tutte: un uomo che affida un compito importante a tre donne.

In questo caso si tratta del paleontologo britannico Louis Leakey, nato nel 1903, che permise a tre donne di andare a studiare i Primati nelle foreste. Agli inizi del Novecento, quando alle donne era quasi impossibile studiare, diede loro fiducia, spesso anche senza che avessero quel pezzo di carta. Era convinto che avrebbero imparato sul campo, contribuendo alla conoscenza del comportamento delle grandi scimmie antropomorfe.

Oggi, con la morte di Biruté Galdikas si chiude un’era di ricerche nelle foreste, iniziata con mezzi elementari e spesso costruiti a mano in base alle esigenze. Il Novecento e il Duemila sono anni nei quali stare nella natura a stretto contatto con gli animali per studiarli voleva dire imparare a conoscerli, a conoscere la loro ecologia e a rispettare i loro tempi.

Perché questo è proprio quello che le tre scienziate capirono subito: per comprendere i Primati bisogna entrare con rispetto nel loro mondo, nel loro habitat, ma soprattutto nei loro modi e tempi d’azione. Anche grazie al loro lavoro, oggi molte popolazioni di Primati non sono più in via d’estinzione.

Tre copertine della rivista National Geographic che ritraggono le tre scienziate (foto trovata nel web)

Tre copertine della rivista National Geographic che ritraggono le tre scienziate (foto trovata nel web)

Biruté Galdikas e gli oranghi del Borneo

Biruté Galdikas è morta il 24 marzo a Los Angeles. Era nata in Germania nel 1946 da genitori lituani che fuggivano dall’occupazione sovietica. È cresciuta in Canada e ha dedicato quasi tutta la vita allo studio degli oranghi nelle foreste del Borneo. La più giovane delle tre Trimates venne mandata nelle foreste indonesiane da Louis Leakey.

Da bambina era rimasta colpita dallo sguardo profondo degli oranghi. A 25 anni, nel 1971, arriva nelle foreste del Borneo per dedicarsi allo studio e all’osservazione di questi primati insieme al marito.
Senza telefoni né elettricità, fondò un campo base dal quale partire per la foresta. Gli oranghi sono difficili da studiare perché molto solitari e diffidenti. Tutto questo non scoraggiò Biruté Galdikas. Gli inizi furono difficili, ma poi comprese che il tempo e lo spazio degli oranghi non era quello umano e così si adattò e fu ricompensata: in quattro anni mise insieme tantissimi dati utili alla ricerca nel campo della primatologia.

Lei fu la prima scienziata a descrivere il loro comportamento: la dieta, l’organizzazione, la riproduzione, la vita sociale. Le femmine formano gruppi con i cuccioli, mentre i maschi sono per lo più solitari. Studiò le loro abitudini e fece una scoperta interessante: tra una nascita e l’altra passavano circa otto anni e le cure parentali dei piccoli richiedevano non meno di dieci anni.

Oltre agli studi sul campo, Biruté Galdikas si occupò degli orfani di orango, numerosi soprattutto a causa del bracconaggio, degli incendi e della deforestazione. Dopo le cure, se possibile, venivano reintrodotti in natura. Oltre 500 animali sono tornati alla foresta grazie al suo lavoro.

Vinse numerosi premi e riconoscimenti e insegnò nelle università del Canada. Come ultimo desiderio, chiese di essere sepolta accanto al secondo marito nella foresta del Borneo.

Jane Goodall e gli scimpanzé di Gombe

Jane Goodall è nata a Londra nel 1934. Vissuta nella natura, si appassiona presto allo studio degli animali e viene mandata da Leakey nel 1960 a studiare le grandi scimmie antropomorfe del Parco Nazionale Gombe in Tanzania, accompagnata dalla madre. Nel 1962, senza laurea, fu ammessa al dottorato presso Cambridge con una tesi scritta sui risultati dei suoi studi e osservazioni fatti sul campo in cinque anni in Africa.

Non è facile riassumere il grande lavoro di questa scienziata in poche righe. In sintesi possiamo dire che il suo approccio con gli animali è iniziato dando loro un nome, fatto mai accaduto prima di allora, perché gli animali erano indicati con numeri o sigle. Osservandoli da vicino, chiamandoli col loro nome, riconobbe ogni animale come un individuo con sue particolari caratteristiche. Le emozioni, le relazioni, la vita sociale e di gruppo degli scimpanzé sono state scoperte e raccontate al mondo da questa scienziata.

Interessante fu la scoperta che questi animali utilizzano dei bastoncini come strumenti: l’uso di utensili non è quindi una prerogativa degli esseri umani. Un impatto enorme sulla cultura e società dell’epoca che ha portato a ripensare al concetto di umanità. Gli animali mostrano anche comportati aggressivi che la Goodall non ha mai trascurato, ma ha mostrato come parte dei dati delle sue ricerche.

Il contributo di Jane Goodall è molto ampio e comprende anche la difesa degli habitat naturali e la conservazione ambientale. Per tramandare alle generazioni future l’impegno nella protezione ambientale ha creato la sua Fondazione che educa ragazze e ragazzi in ogni parte del mondo.

Jane Goodall a Milano - ottobre 2022

Jane Goodall a Milano – ottobre 2022

Dian Fossey e i gorilla del Congo e Ruanda

Dian Fossey nacque nel 1932 a San Francisco. I genitori divorziarono e si risposarono e la sua infanzia fu segnata da questi eventi. Dopo il diploma in biologia, si iscrisse a veterinaria ma poi si dedicò alla terapia occupazionale negli ospedali.

Nel 1963 fece un viaggio in Africa, lavorando come guida ai safari. Lì incontrò Louis Leakey che le raccontò degli studi di Jane Goodall sui Primati e dell’importanza di questo ramo della ricerca scientifica. Quando Dian Fossey incontrò i gorilla selvatici di montagna ne fu così colpita che iniziò la sua attività di osservazione in natura, dedicando a questo lavoro tutta la sua vita. Morì assassinata nel 1985, probabilmente dai bracconieri.

Se oggi consociamo così bene la vita dei gorilla di montagna, un importante contributo si deve al lavoro di Dian Fossey. Tra Ruanda e Congo, nei monti Virunga, la scienziata si dedicò all’osservazione dei gorilla nel loro habitat naturale. Anche lei usò un approccio nuovo, abituando l’animale alla sua presenza e vicinanza.

Il suo lavoro portò a dire che sono animali sociali, di base pacifici, che vivono in clan famigliari. Il gioco, la cura e la comunicazione sono stati analizzati e descritti nei suoi anni di lavoro. Anche per i gorilla, i gesti e la comunicazione attraverso la voce sono molto utilizzati per esprimersi e per mantenere le relazioni di gruppo.
Contemporaneamente ai suoi studi scientifici, Dian Fossey operò un’attenta lotta contro il bracconaggio e il commercio illegale, lotta che probabilmente le è costata la vita. Come le sue colleghe, Fossey ha confermato l’approccio sul campo basato sull’osservazione diretta, sulla vicinanza e sul creare una relazione con ogni singolo individuo.

In un mondo dove la tecnologia e l’intelligenza artificiale faranno gran parte del lavoro, quello più duro per noi umani, le Trimates ci ricordano come studiare habitat e natura: ci chiedono di non dimenticarci che siamo esseri umani che vivono insieme a numerosi altri esseri viventi, animali e vegetali, che meritano la nostra comprensione e rispetto.

Sabrina Lorenzoni

Sabrina Lorenzoni

Biologa ambientale

Blogger e green content writer, mi occupo di comunicazione digitale e divulgazione scientifica nei settori ambiente e biosostenibilità.

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